Chi mi legge, e perchè (aka: the way we tag)

marzo 27, 2007

Questo è un blog minuscolo, e semi-sconosciuto. Non ho molti lettori assidui. Un centinaio al giorno, quelli occasionali. Che cercano “thickbox” o “legge sui phone centers” o “Glauber Rocha” e capitano qui. Sull’articolo specifico, che io ho taggato in modo simile.

Ma non tutti quelli che giungono qui cercavano quello di cui di fatto scrivo (scribacchio)

Wp offre una pagina statistiche dove posso vedere, tra le altre cose, “chi arriva sul blog cercando cosa” nei motori. Tecnicamente parlando, i “referrals”.

Per un paio di settimane ho annotato sul Google Blocco Note le chiavi + curiose, attraverso cui qualcuno è arrivato qui. Eccone alcune:

  •  come evitare che il mouse si blocca
  • modi di dire chapeau
  • FOTOGRAFIE DEL TG3 DEGLI ACCUSATI
  • COME USARE SINOPSI
  • VIDEO A SCUOLA SUL SITO DELLE IENE
  • quando esce la nuova golf
  • piove di sacco telecom
  • fuori di tetta
  • emule risalire chiavi ricerca
  • video carnevale scaricabili
  • WEB CAMERA LIFE
  • gang americane
  • video da tv fonini amatoriali
  • CARATTERISTICHE TECNICHE PANDA 750 YOUNG
  • come dire in inglese vestirsi
  • VIDEO SCARICABILI DA PAZZI
  • La tutela dei bambini nelle sfilate di moda
  • antiterrorismo e cellulari a testa
  • facce spaccate
  • emule risalire a chi mette il video

Ecco, il che mi fa pensare che delle mie cento (o duecento) visite giornaliere, non tutte esattamente siano della stessa pertinenza/qualità. Con il rispetto x tutti.

Lunga è la strada del web semantico…


Mr. Wiggles

marzo 23, 2007

Neils Waab è un disegnatore statunitense. Le sue strisce, in italiano, le pubblica Internazionale (una a settimana). A me piacciono molto – sono caustiche.

E ci sono momenti in cui dell’acido è ciò che cerco di più. Spruzzatine di acido sul monduccio intorno, e me.

Qualche giorno fa ho cercato il sito di Neil Waab. E di Mr. Wiggles – il protagonista della serie che Internazionale riproduce.

Mi sono letto un po’ di strisce – le pubblica tutte, che carino! (Anche se l’interfaccia di navigazione non è esattamente meravigliosa…)

Ho scelto la 324. L’ho tradotta (the power of Gimp.) Eccola qui. Copyright: Neils Waab. Cliccandoci sopra la striscia si apre a dimensione originale:

mr wiggles


Arrestato in Brasile Cesare Battisti

marzo 18, 2007

cesare battistiHanno arrestato Cesare Battisti, a Rio de Janeiro.

Ne parlano i giornali on-line (ecco un link abbastanza decente: articolo de l’Unione Sarda). Ne parleranno anche quelli domani in edicola.

Si sprecano i “finalmente”, le valutazioni sprezzanti, i deliri di politici + e – seri, “progressisti” e reazionari.

Questo post non sposta una virgola, i venticinque lettori qui non sono manzoniani, sono reali…
Ma almeno, il post ed io, facciamo nostra questa massima, di John Berger (articolo su Internazionale n. 684, “Il mondo di John Pilger”):

“Bisogna cercare di scrivere in modo che le cose che scriviamo, anche se pensiamo che le leggeranno in pochi, parlino forte e chiaro ovunque siano lette”

e allora linko Carmilla On Line… la risorsa di rete che bisogna leggere, non dico per sapere la verità sul caso Battisti, dico per ascoltare l’altra parte.

Quella che invece di fregarsi le mani, invocare punizioni esemplari e la condanna di un “brigatista da troppo tempo alla macchia” racconta la vicenda, umana, e intellettuale, di Cesare Battisti.

Su Carmilla c’è un dossier Battisti: articoli, riflessioni, petizioni. A cura della redazione di Carmilla, e firmato tra gli altri da Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna e Wu Ming 1, è il libro “Il caso Battisti – l’emergenza infinita e i fantasmi del passato”, del 2004.

Cito solo due passaggi, del libro, per immunizzarmi in qualche modo al mare di fango che giornali e tv stanno iniziando a vomitare… li avevo sottolineati due anni fa…

“nonostante l’incredibile e grottesca disinformazione praticata da tv, radio e giornali, la solidarietà scattata attraverso la rete dimostra che un’alternativa comunicativa esiste e dispone di un rilievo non indifferente”

“l’Italia è il paese in cui una ex presidente della Camera dei deputati, Irene Pivetti, divenuta soubrette, presenta oggi un varietà televisivo sulla chirurgia estetica. In cui l’ex sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi faceva pubblicità a una marca di caffè mentre era ancora nell’esercizio delle sue funzioni”

sono due passaggi tutto sommato di contesto, che non entrano nel merito della vicenda – l’omicidio del gioielliere Torreggiani, la partecipazione o meno di Battisti all’assassinio -, a cui non accenno neppure, qui, ma sulla quale si può leggere sia il libro che gli interventi sul sito di Carmilla on line.

Certo un anno fa Cesare Battisti decise di dire, infine, la sua.

«Non ho mai ucciso. Sono colpevole d´aver militato in un gruppo armato a scopo sovversivo e di aver posseduto delle armi. Ma non ho mai sparato a nessuno».

[Update] I giornali brasiliani parlano dell’arresto di Battisti con toni un po’ diversi da quelli italiani.

La Folha di Sao Paulo – in qualche modo un Corriere della Sera brasiliano – sottolinea il fatto che “fu condannato in sua assenza e al termine di un processo controverso”.

E segnala che il deputato verde Fernando Gabeira, uno dei nomi più noti e rispettati della sinistra critica brasiliana, ha annunciato pubblicamente che si batterà contro l’estradizione di Battisti.

[Update #2] Contributo audio, da Radio Onda d’Urto. Intervista, assolutamente cristallina, con Valerio Evangelisti, di Carmilla On Line:


(Nota: se lo streaming attraverso il plugin non si sentisse bene, è ovviamente possibile ascoltare/scaricare il file originale, seguendo questo link.)


Delta del Niger: liberati i 2 italiani

marzo 15, 2007

leader guerriglieriSono stati rilasciati, dopo 98 giorni, i due tecnici petroliferi italiani ostaggio del Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger.

Ecco le loro dichiarazioni all’inviato del Corriere della Sera, che è stato – ebbene sì… – invitato al rilascio (assieme a un collega della Reuters e a uno de… Le Iene!)

“Siamo stati trattati bene , compatibilmente con il fatto che siamo rimasti 98 giorni nella foresta. Dormivamo in tenda, ci hanno dato da bere acqua minerale che abbiamo usato anche per fare la doccia…

shell in nigeriaCi hanno spiegato che lottano perché le ricchezze della loro terra vengano ridistribuite alla popolazione. Cosa che invece non accade. Qui mancano scuole, strade, ospedali e tutte le infrastrutture sociali. Vedeste come vivono questi poveracci…”

Ovviamente a noi simpaticamente stupidi lettori/telespettatori/consumatori spiegheranno che gli ostaggi “delirano”, che si tratta di stress post rapimento, di sindrome di Stoccolma

La situazione del Delta del Niger è scandalosa, orribile, raccapricciante.

Vi si estrae l’80% del petrolio nigeriano – lo estraggono le multinazionali del petrolio, dalla Shell alla Agip. Usano apparecchiature da milioni di dollari. Devastano l’ambiente. E la maggioranza dei 27 milioni di abitanti del Delta del Niger vive in capanne di fango e villaggi che ricordano l’età della pietra.

Per chi desidera guardarsi qualche foto molto bella e molto triste, sulla maledizione del petrolio in Nigeria, consiglio il sito del fotografo Chris Honros.

Risorse:


Phone center: il TAR sospende l’ordinanza di chiusura

marzo 10, 2007

Phone Centers 1 – Comune di Brescia 0.

Il TAR di Brescia sospende l’ordinanza che intimava la chiusura di 9 phone centers, recependo, in anticipo, la nuova legge regionale lombarda sui Phone Center (operativa dal 22 Marzo prossimo).

Il TAR avanza dubbi di costituzionalità. Gli avvocati difensori esultano: “E’ un trionfo”. Durerà?

Contributo audio, da Radio Onda d’Urto:


I Phone Centers sono quei posti dove si puo’ andare per fare chiamate internazionali a prezzi vantaggiosi.

Gli immigrati (o i “migranti” come vengono chiamati a sinistra, o i “migratori” – nella splendida definizione di Erri de Luca, o i “negher”, come li chiama la Lega Nord, …) usano per chiamare a casa, nel loro paese d’origine.

Sono esercizi pubblici. Hanno delle cabine telefoniche dove si chiama in Africa, o in Asia, a 10 o 15 centesimi di euro al minuto. Funzionano con lo stesso principio delle carte telefoniche internazionali – con 5 euro chiamo in Brasile per 2 ore. Se fai una telefonata internazionale diretta ti costa fino a 3 euro al minuto.

Insomma sono dei locali pubblici che offrono un servizio – qualcuno fa anche navigare in internet, e/o mandare fax. Ma si chiamano phone center appunto perchè ti fanno telefonare. Una volta c’erano anche i posti pubblici della Telecom (ce n’è uno che sta marcendo proprio qui in centro, dietro casa, in Via Moretto). Sono spariti – e stanno sparendo anche le cabine telefoniche per strada. (Ormai abbiamo 1.42 cellulari a testa, in media)

I phone center sono tanti, a Brescia – circa 120 -, per un paio di motivi. Il primo direi è che ci sono molti immigrati, a Brescia. Molti non italiani che vivono, e lavorano, qui. Questo lo vedono anche i + miopi. Tipo il 10% della popolazione. E fino al 50% in certi quartieri, tipo il Carmine.

Il secondo motivo probabilmente è che come ogni essere umano lontano dagli amici e spesso anche dalla famiglia il migratore cerca un mezzo per comunicare con “i suoi”. Telefona: se avesse i soldi e la tecnologia farebbe come “i + avanti” tra noi, quando andiamo in Sardegna e la mamma resta a casa: ci videotelefoniamo…

Uhm. Molti immigrati. Noi li vogliamo qui per lavorare. E poi sparire, no? Nascondersi in casa (che gli affittiamo a prezzi da strozzini). Fingere di non esistere. E invece no. Questi escono. Stanno per strada (probabilmente anche per il fatto di condividere dei bilocali in otto…)

Creano, inventano, luoghi di socialità. Alcuni – come molti di noi – “si fanno una birra”. A molti di noi non piace. Anche perchè se 8 bresciani su 10 fanno lavoro – casa – tv – cinema alla oz il fine settimana questi cavolo di neri, marroni, gialli, immigrati stando sempre in strada fanno sembrare la città – e certe zone tipo San Faustino particolarmente – … un’altra città. Colorata. Multietnica.

Aiuto. Ci stanno rubando il centro. Aiuto! Hanno aperto un altro phone center.

E allora arriva la legge – da parte di una Regione Lombardia al cui vertice c’è un branco di moralisti (e xenofobi). Parla di “ordine pubblico, igiene”. E moralità.

La legge regionale (da questo link si può scaricarla, come file pdf) numero 6 del 3 Marzo 2006, cosa dice?

Che le cabine telefoniche devono avere misure minime di un metro quadrato (quindi es minimo 1metro x 1metro). Quanto sono grandi quelle in dotazione oggi a quasi tutti i phone center? 95 centimetri per lato. FUORI NORMA.
Poi. Devi avere 9 metri quadri di “area d’attesa”. Mah… Poi. I bagni, ovviamente. No alle barriere architettoniche: serve il bagno per i disabili – con relative misure.phone center

Poi. Ordine pubblico: devi schedare tutti quelli che vengono a telefonare. (ehi, sai com’è, le norme antiterrorismo. e poi, quei pakistani hanno sempre delle facce sospette…)

Poi. Moralità. Una serie impressionante di limiti a chi può essere intestatario di una licenza (se ti hanno condannato per una qualsiasi cazzata te lo scordi). Poi. Non puoi in nessun caso offrire altri servizi oltre a far telefonare.

Poi, poi, poi. E soprattutto: la legge ha valenza retroattiva. Non vale, come sarebbe logico, per le nuove aperture. Vale per tutti quelli che sono già aperti. Chi non si adegua, dovrà chiudere.

Mi spiace non poter linkare la puntata di qualche settimana fa del telegiornale multietnico di RTB (RadioTeleBrescia – un progetto interessante). Intervistava un po’ di gestori di phone center, e spiegava la situazione. Molti non hanno i soldi per fare le modifiche, altri hanno in affitto locali che materialmente non le consentono.

E faceva un paragone semplice, semplice. Se facessero una legge uguale sui bar. A Brescia, o altrove. Perchè, ovvio, la legge è un’escamotage. La ricerca di una via legale per arginare un fenomeno che non piace.
La valenza retroattiva della legge è una vergogna. Ripeto: obblighiamo tutti i bar di Brescia, tutti, a rispettare le norme igienicosanitarie di questa legge – e anche quelle sulla moralità.

I gestori dei phone center hanno già protestato, davanti al Consiglio Comunale. Torneranno a farlo.

E noi continuiamo. Con le nostre ipocrisie e il nostro razzismo strisciante. E con le nostre sagre del cioccolato. A 40 euro al sacchetto.


Bush va in Brasile: risate, e proteste

marzo 9, 2007

Bush è arrivato ieri sera in Brasile, a San Paolo. La visita fa parte della tournè sudamericana del presidente USA. Un tentativo di arginare l’influenza del collega venezuelano Chavez?

usa vs america latina

In Brasile il principale tema ufficiale sono comunque i biocombustibili – il paese è il principale produttore mondiale di bioetanolo, usato come alternativa alla benzina.

Bene, ieri il quotidiano Folha de Sao Paulo, una sorta di Corriere della Sera brasiliano, annunciava la visita del presidente USA con, tra gli altri, questo articolo. Traduco l’incipit:

“Il presidente nordamericano George W. Bush arriva oggi a San Paolo. Se sarà tanto incline alle gaffes in Brasile come è solito esserlo negli Stati Uniti, la sua visita sarà servita a qualcosa: a farci divertire…”

E come continua? Con un elenco. I dieci video di youtube più spassosi con protagonista Bush!

(Tra i dieci anche lo spezzone tremendo, ripreso anche da Michael Moore, in cui Bush parla ai giornalisti del terrorismo da un campo di golf, dicendo “Convoco tutte le nazioni del mondo a fare tutto il possibile per sbarrare la strada a questi assassini sanguinari” e conclude la frase con “…e adesso guardatevi questo colpo”)

Mi piacerebbe che Repubblica o il Corsera facessero una cosa del genere da noi, come accoglienza (a Bush o a un suo pari). Mi piacerebbe vedere le reazioni – sdegno istituzionale, tensioni diplomatiche…

(Internazionale in ogni caso nella pagina satirica ci regala una frase perla di Bush a settimana. I Bushismi)

E ieri, a San Paolo ma anche in altre metropoli del paese (tra cui Porto Alegre e Rio de Janeiro) numerose manifestazioni di protesta hanno voluto segnalare la visita di Bush come indesiderata.

La manifestazione di San Paolo, univa al tema della protesta “contro Bush e l’imperialismo nordamericano” la rivendicazione di maggiori diritti per le donne (ieri era l’8 marzo).

Vi hanno partecipato tra le 10.000 e le 15.000 persone. Il corteo è stato caricato dai reparti speciali della polizia, che hanno fatto uso di lacrimogeni, munizioni di gomma e bombe urticanti (al pepe), a quanto pare per non aver rispettato il limite di occupare una sola carreggiata del viale Avenida Paulista. Si sono registrati feriti e alcuni fermi.


Aggiornamenti (in portoghese): Indymedia Brasile


Noah Kalina: geniali banalità

marzo 8, 2007

Noah Kalina è un fotografo di New York. Ha un bel sito web, con un design minimalista che adoro.

E’ un fotografo, quindi è ovvio che nel suo spazio web a “farla da leone” siano le fotografie.

In una sezione del sito, interiors, sono raccolte le foto che ha fatto di interni. Molto pulite e originali. Non c’è che dire. Mi piace proprio parecchio la sua roba. E però come sono arrivato a Kalina e perchè ne scrivo, qui?

Parla di lui Technikart. Per via di una cosa semplice e originale fatta da Noah Kalina.

Sono sei anni che si fa un autoscatto al giorno. Sul suo sito c’è una gallery. E, soprattutto, su youtube c’è un video: questo.

I numeri parlano abbastanza chiaro: oltre 5 milioni di visite, 22mila commenti…everyday

Il progetto “everyday” è diventato anche una mostra, in esposizione permanente presso il Musée de l’Elysée a Losanna (Svizzera).

Da un lato Noah ha fatto quello che uno chiunque di noi avrebbe potuto fare. Dall’altro… LUI l’ha fatto. E grazie a una serie di fattori (tra cui originalità e costanza) ha trasformato una operazione apparentemente comune in una forma d’arte. (D’altra parte lo stesso vale per le foto, in generale. Le facciamo tutti, le foto e i filmini delle vacanze. Solo che non sono arte, nel 90% dei casi).

Banale? Geniale? Ognuno può vedere. E valutare.


D&G: meglio boicottare o ignorare?

marzo 7, 2007

Non sono  sicuro che  il modo migliore  di boicottare  il sessismo  di un
manifesto pubblicitario che dice “Guardate quanto sono sessista!”  sia
attirare l’attenzione verso di lui urlando “Guardate quanto è sessista!”

(Pwd, qui)

 

Io di moda, zero. Mia, moglie, ne capisce. Di pubblicità, entrambi – un po’. Abbiam visto il manifesto di Dolce & Gabbana al centro delle polemiche in Spagna. Commento di entambi: Machista, certo. Scandaloso? Mah… Commento di Karina: “Sicuramente hanno ottenuto quello che cercavano: pubblicità aggiuntiva”. Aggiunta mia: gratis.

Il manifesto arriva in Italia, e anche la polemica. E una proposta di boicottaggio. Lo lancia la Cgil, aderisce la moglie di Mastella….

dolce e gabbana

Per me boicottare D&G non significa molto, visto che non ho mai comprato D&G. In ogni caso. E come me di certo una buona, larga fetta di italiani/e. Per uno o entrambi di questi motivi: non ti interessa la griffe e/o non c’hai 30 euro da spendere per un boxer e 150 per un jeans.

Comunque. Del manifesto ne aveva parlato già due settimane fa il blog SpotX, in questo post. Che evidenzia altre tre cose interessanti:

  • la scelta del “fetish” come tema per sfilate e campagne pubblicitarie di D&G (il manifesto va letto in questo contesto);
  • la presenza nella campagna di altri manifesti “particolari” – tipo quelli con dei bambini sottovetro… -;
  • la risposta, abbastanza ignorant/arrogant, di D&G alle polemiche spagnole (“In Spagna sono arretrati. Non capiscono. Ritiriamo il manifesto e andiamo avanti”).

E del manifesto parla anche il blog Salgalaluna, qui, che analizza la questione in chiave più politica, ed elenca le adesioni alla campagna di boicottaggio (solo minacciato o in atto, da domani?)

[Update] La campagna pubblicitaria D&G è stata ritirata. La ministra Pollastrini ha esternato la propria soddisfazione. La campagna discrimina (discriminerebbe…) la figura femminile mostrandola in posizione sottomessa.

In compenso ho trovato, qui, alcune altre immagini della campagna. Quella qui sotto mi sembra più esplicita che la precedente – e quindi + discutibile…

d&g 02
Poi ce n’è pure una “blasfema” et cetera. Non so. Anche le donne seminude e praticamente mute di molti programmi tv sono in “condizione degradante”. Anche se non fetish.

Diciamo che testimoniano il nostro degrado – il degrado della nostra società. (Sono una trave nel nostro occhio). Per questo ci riesce difficile condannarle? Più facile, di certo, attaccare il sessismo di una pubblicità “shock”.


Niftycorners: angoli arrotondati con css e javascript

marzo 6, 2007

Niftycorners. Adesso li uso anch’io. Vedi il mio esempio di utilizzo qui.

Cosa sono i nifty corners.

Si tratta di una tecnica – una delle moltissime a disposizione – per arrotondare gli angoli degli elementi (i div) che compongono le nostre simpatiche paginette html. Senza usare immagini.

L’autore dei nifty corners è Alessandro Fulciniti. Lui scrive per html.it ed è lì che si può leggere l’articolo in cui introduce e spiega i nifty corners.

Questo è l’articolo (e c’è anche una versione inglese).

Nell’articolo – non sto parlando di qualcosa di nuovissimo, è del Marzo 2006 – si prende in considerazione la terza versione dei nifty corners, ribattezzata nifty cube, che è anche quella che ho usato io. (Dall’articolo citato si può procedere a ritroso e andare a vedere versione uno e due).

logo nifty corners

Nifty cube, quindi. Tecnicamente: un file css e uno script javascript. Facile da implementare. Leggero e molto elegante.

Nell’articolo di Alessandro si fanno anche degli esempi, molto pratici e convincenti, e (quasi) pronti all’uso.


Net-neutrality: cos’è, e perchè è importante (per tutti)

marzo 5, 2007

Segnalo, con molto piacere, un post del blog di Raffaele Mastrolonado (per inciso, un bravo giornalista). Il post è questo. Introduce, e include, un video preso da youtube.

Argomento: la net-neutrality. Ne parlava anche punto informatico, già la settimana scorsa.

E’ un argomento che negli Stati Uniti è “hot” dallo scorso anno, quando il Congresso si mise a discutere – sotto la pressione di grosse compagnie, del calibro di AT&T, Verizon e Comcast – di una modifica alla normativa statunitense in materia di comunicazioni.

Obiettivo delle multinazionali: privilegiare certi contenuti (i loro). E ai grandi provider di accesso americani piacerebbe poter garantire ai grossi gruppi tv corsie preferenziali. (In Italia, per fare un parallelo: io sono Telecom e faccio un accordo con Mediaset per cui tutti lei mi paga tot e in cambio tutti quelli che si connettono tramite la mia ADSL quando accedono ai siti Mediaset scaricano 10 volte + veloci dai siti rivali, o da quelli di anonimo pincopallino).

Oggi come oggi la rete trasmette dati.

Non discrimina tra questo minuscolo blog e il sito della Fox. Alla Fox, ovvio, non piace. E domani, potrebbe non essere più così. Certi bit potrebbero avere la precedenza. Certi contenuti, non “certificati”, “sospetti”, essere rallentati o bloccati. Ecco perchè si sono mossi in tanti, negli Stati Uniti, lo scorso anno – da Google al cantante Moby – per proteggere la “neutralità della rete”.

Cosa si intende per rete neutrale?

Nelle parole di Tim Berners Lee “il diritto di due utenti che pagano entrambi per avere un accesso di alta qualità alla rete, a poter comunicare tra loro ad alta qualità”. Detto così, sembra qualcosa di astratto. Nella pratica, si traduce in un modo di pensare internet – e di definirla.

La rete trasporta i bit, che noi immettiamo. Per sua natura è aperta, orizzontale. Multipla. Era così ai suoi inizi, internet, e per molti versi lo è ancora oggi. Ma…

Non è esattamente la rete che hanno in mente i grandi gruppi mediatici, le multinazionali multimediali, che producono i contenuti.

L’alleanza tra grandi gruppi mediali (fornitori di contenuti) e grandi internet service providers (fornitori di accesso) immagina – e vuole tradurre in legge, inizialmente, ovvio, negli USA – una rete controllata. Una rete che discrimina. Che privilegia certi contenuti, e per altri limita o impedisce la diffusione.

Una rete che implementa e accompagna i sistemi anticopia (i cosiddetti DRM, Digital Rights Management). Una rete che controlli cosa ascolti, vedi, leggi sul tuo pc. Cosa scrivi, cosa condividi. Una rete che piace anche ad altri colossi – Microsoft in testa.

Le proteste dello scorso anno hanno impedito che il Congresso americano approvasse una legge, magari in modo un po’ rapido e non troppo rumoroso, che gettasse le basi legali per questa rete “a corsie preferenziali”. Ma la discussione continua…

olui che ormai è conosciuto – abbastanza a ragione ;-) – come “il padre del web”, ha parlato proprio oggi negli USA, davanti al Congresso: rimando ancora a Punto Informatico, per leggere cosa ha detto. Argomento, ovviamente: la net neutrality. (Su Google Video si può vedere l’intera audizione).

C’è chi immagina una rete molto più simile a dei canali tv. Sono gli stessi che tollerano la rete odierna, ma non ne apprezzano le dimensioni libere, decentrate, policentriche, diffuse. Sono gli stessi che gridano alto contro i mille pericoli che derivano dalla libertà.internet freedom

We, the media. A loro non piace proprio. E non si arrenderanno facilmente. Una volta è il terrorismo, una volta la pornografia, un’altra la tutela dei minori, un altra la tutela dei diritti degli autori. E ogni volta, una nuova restrizione. Perchè quello che vogliono, è una “democrazia” senza partecipazione.

Una “democrazia” fatta di consumatori obbedienti.
Obesi di veline e di illusioni. Mansueti, impauriti. Dipendenti.

Risorse:


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