Phone center: il TAR sospende l’ordinanza di chiusura

Phone Centers 1 – Comune di Brescia 0.

Il TAR di Brescia sospende l’ordinanza che intimava la chiusura di 9 phone centers, recependo, in anticipo, la nuova legge regionale lombarda sui Phone Center (operativa dal 22 Marzo prossimo).

Il TAR avanza dubbi di costituzionalità. Gli avvocati difensori esultano: “E’ un trionfo”. Durerà?

Contributo audio, da Radio Onda d’Urto:

I Phone Centers sono quei posti dove si puo’ andare per fare chiamate internazionali a prezzi vantaggiosi.

Gli immigrati (o i “migranti” come vengono chiamati a sinistra, o i “migratori” – nella splendida definizione di Erri de Luca, o i “negher”, come li chiama la Lega Nord, …) usano per chiamare a casa, nel loro paese d’origine.

Sono esercizi pubblici. Hanno delle cabine telefoniche dove si chiama in Africa, o in Asia, a 10 o 15 centesimi di euro al minuto. Funzionano con lo stesso principio delle carte telefoniche internazionali – con 5 euro chiamo in Brasile per 2 ore. Se fai una telefonata internazionale diretta ti costa fino a 3 euro al minuto.

Insomma sono dei locali pubblici che offrono un servizio – qualcuno fa anche navigare in internet, e/o mandare fax. Ma si chiamano phone center appunto perchè ti fanno telefonare. Una volta c’erano anche i posti pubblici della Telecom (ce n’è uno che sta marcendo proprio qui in centro, dietro casa, in Via Moretto). Sono spariti – e stanno sparendo anche le cabine telefoniche per strada. (Ormai abbiamo 1.42 cellulari a testa, in media)

I phone center sono tanti, a Brescia – circa 120 -, per un paio di motivi. Il primo direi è che ci sono molti immigrati, a Brescia. Molti non italiani che vivono, e lavorano, qui. Questo lo vedono anche i + miopi. Tipo il 10% della popolazione. E fino al 50% in certi quartieri, tipo il Carmine.

Il secondo motivo probabilmente è che come ogni essere umano lontano dagli amici e spesso anche dalla famiglia il migratore cerca un mezzo per comunicare con “i suoi”. Telefona: se avesse i soldi e la tecnologia farebbe come “i + avanti” tra noi, quando andiamo in Sardegna e la mamma resta a casa: ci videotelefoniamo…

Uhm. Molti immigrati. Noi li vogliamo qui per lavorare. E poi sparire, no? Nascondersi in casa (che gli affittiamo a prezzi da strozzini). Fingere di non esistere. E invece no. Questi escono. Stanno per strada (probabilmente anche per il fatto di condividere dei bilocali in otto…)

Creano, inventano, luoghi di socialità. Alcuni – come molti di noi – “si fanno una birra”. A molti di noi non piace. Anche perchè se 8 bresciani su 10 fanno lavoro – casa – tv – cinema alla oz il fine settimana questi cavolo di neri, marroni, gialli, immigrati stando sempre in strada fanno sembrare la città – e certe zone tipo San Faustino particolarmente – … un’altra città. Colorata. Multietnica.

Aiuto. Ci stanno rubando il centro. Aiuto! Hanno aperto un altro phone center.

E allora arriva la legge – da parte di una Regione Lombardia al cui vertice c’è un branco di moralisti (e xenofobi). Parla di “ordine pubblico, igiene”. E moralità.

La legge regionale (da questo link si può scaricarla, come file pdf) numero 6 del 3 Marzo 2006, cosa dice?

Che le cabine telefoniche devono avere misure minime di un metro quadrato (quindi es minimo 1metro x 1metro). Quanto sono grandi quelle in dotazione oggi a quasi tutti i phone center? 95 centimetri per lato. FUORI NORMA.
Poi. Devi avere 9 metri quadri di “area d’attesa”. Mah… Poi. I bagni, ovviamente. No alle barriere architettoniche: serve il bagno per i disabili – con relative misure.phone center

Poi. Ordine pubblico: devi schedare tutti quelli che vengono a telefonare. (ehi, sai com’è, le norme antiterrorismo. e poi, quei pakistani hanno sempre delle facce sospette…)

Poi. Moralità. Una serie impressionante di limiti a chi può essere intestatario di una licenza (se ti hanno condannato per una qualsiasi cazzata te lo scordi). Poi. Non puoi in nessun caso offrire altri servizi oltre a far telefonare.

Poi, poi, poi. E soprattutto: la legge ha valenza retroattiva. Non vale, come sarebbe logico, per le nuove aperture. Vale per tutti quelli che sono già aperti. Chi non si adegua, dovrà chiudere.

Mi spiace non poter linkare la puntata di qualche settimana fa del telegiornale multietnico di RTB (RadioTeleBrescia – un progetto interessante). Intervistava un po’ di gestori di phone center, e spiegava la situazione. Molti non hanno i soldi per fare le modifiche, altri hanno in affitto locali che materialmente non le consentono.

E faceva un paragone semplice, semplice. Se facessero una legge uguale sui bar. A Brescia, o altrove. Perchè, ovvio, la legge è un’escamotage. La ricerca di una via legale per arginare un fenomeno che non piace.
La valenza retroattiva della legge è una vergogna. Ripeto: obblighiamo tutti i bar di Brescia, tutti, a rispettare le norme igienicosanitarie di questa legge – e anche quelle sulla moralità.

I gestori dei phone center hanno già protestato, davanti al Consiglio Comunale. Torneranno a farlo.

E noi continuiamo. Con le nostre ipocrisie e il nostro razzismo strisciante. E con le nostre sagre del cioccolato. A 40 euro al sacchetto.

9 risposte a Phone center: il TAR sospende l’ordinanza di chiusura

  1. Akyla scrive:

    Cado dalle nuvole… anch’io sono di Brescia e sono venuta a conoscenza di questa legge, solo grazie al tuo blog.
    In effetti i phone center, nella nostra città sono davvero tanti… basta percorrere la sola “via Milano” per rendersene conto.
    Il problema di fondo, per me.. non sta in coloro che hanno un’attività del genere, via milano stessa, ad esempio, è piena di attività diverse gestite da extra comunitari.
    Non ho approfondito la legge, perciò non ho colto in pieno il loro pensiero.
    Però se la loro intenzione è la legalità e la moralità della vita, stanno facendo una gran cazzata.
    Mi spiego meglio, uno straniero che comunque gestisce un’attività, che cerca di vivere non è un periocolo per la società.
    Potrebbe però diventarlo nel momento in cui, tu questo benedetto lavoro glielo togli.
    Che sia un phone center, come un bar, come un negozio di abbigliamento.. qualsiesi cosa abbia, lui lavora come lavora un’italiano e vive come vive un’italiano.
    Il problema di fondo delgli stranieri, secondo me, è la disoccupazione.
    Io mi attiverei per agevolare il commercio extracomunitario, qualunque esso sia e non per farlo sparire.
    Tanto non hanno capito che facendo così non risolvono un bel nulla.. anzi.. la gente che sta qui, giustamente, non se ne torna a casa solo perchè adesso gli facciamo chiudere un phone center.

  2. carl0z scrive:

    ciao Akyla,

    e’ vero di phone centers ce ne sono molti. ma e’ il libero mercato, no? o quello va bene solo quando fa comodo? (anche di banche, parrucchieri, edicole, bar, … ce ne sono molti)

    sono d’accordo con te: se sono arrivati fin qui, gli immigrati, mica se ne vanno solo perche’ gli chiudiamo i negozi. e: impedire alla gente di lavorare aiuta a far si che uno o + di uno finisca per cedere alle lusinghe della “delinquenza”.

    non so, a me sembra molto ipocrita come ci comportiamo con gli immigrati – come istituzioni prima che come persone.

    e la caccia al clandestino a cui si assiste, anche in provincia, e’ tristissima, e stupida. il giornale di brescia fa un articolo ogni due giorni, sui brillanti risultati delle ronde poliziesche.

    4 clandestini espulsi
    6 clandestini gia’ espulsi in precedenza finiti a canton mombello (il carcere)

    ma si’, riempiamo canton mombello di poveracci…

    siamo proprio merde.

  3. ingy scrive:

    sono una ragazza egiziana ed anchio ho un phone center,ci lavoro da un anno,con queste nuove leggi,anche io sono destinata a chiudere,ringrazio veramente DIO che la mia vita el vita della mia famiglia nn si basa sul lavoro del negozio,perche se no,anche noi saremmo praticamente quasi buttati per strada,ma cmq questo nn mi toglie la rabbia di questa “ingiustizia”,nn riesco a rasegnarmi all’idea che questo sarà invece il destino di centinaia di persone di famiglie di donne ,uomini e BAMBINI che è veramente ,tutta gente povera che vuole lavorare per guadagnarsi per vivere.A quale scopo con questi leggi si vuol raggiungere! crederanno che cosi gli stranieri se ne andranno dall paese forse!se pensano questo,allora veramente sbagliano ma sbagliano di grosso.Quello che so,è che rimaneranno! ci saranno quelli che si cercheranno un altro lavoro,altri invece arrivati alla disperazione di avere la responsabilità di una famiglia dietro,prenderanno altre strade ma “brutte strade”,poi si lamentano che gli stranieri fanno e fanno!.Li la situazione del paese peggiorerà,è il casino nn sarà solo per gli stranieri, ma anche degli stessi italiani che anche loro vogliono vivere in santa pace.

  4. carl0z scrive:

    ciao ingy (engy?),
    grazie per il commento/testimonianza.

    personalmente non credo che il voler chiudere i phone centers (la legge serve a questo, dietro tante parole ipocrite) miri a mandar via gli stranieri

    semplicemente, molti italiani, troppi, vogliono gli stranieri nelle fonderie, e nei campi a raccogliere i pomodori, ma non li vogliono per strada…

    e’ triste ma e’ vero…
    e la televisione certo non aiuta, visto che il primo ad essere accusato per una rapina o un omicidio e’ sempre “l’albanese”, “il tunisino”, …

  5. manuel galbiati scrive:

    ciao. Ho mandato il tuo pezzo a bergamoblog, loro stanno affrontando adesso la cosa (un pochino in ritardo…) e il tuo pezzo, a mio parere, riassume perfettamente la questione. Non credo ti dispiaccia, nel caso mandami una mail. Inutile dirti che il post è strabello.

  6. manuel galbiati scrive:

    Aggiungo: oltre a tutto quello che dici, la cosa tristerrima è che questo provvedimento va a colpire quei cittadini che – se vogliamo – si sono più “brescianizzati”, in un certo senso, hanno cioé fatto il culo per anni mettendo da parte soldi per poi aprire una attività propria. Quindi Migranti di seconda generazione, lavoratori, risparmiatori… l’archetipo del bresciano, che poi la realtà (prestanome e compagnia…) è un’altra, ma al bresciano piace pensarsi self made man (si può dire self made magut?)

  7. carl0z scrive:

    ciao manuel,

    ti ringrazio molto per le belle parole. non mi dispiace che tu abbia inoltrato il post, anche se a me non sembra cosi’ poi “strabello”.

    condivido in pieno il tuo ragionamento, ed e’ molto interessante l’accento che poni sul fatto che si vadano a punire gli immigrati “brescianizzati”.
    solo che, nella miopia (e intolleranza) di alcuni (o di molti?) il fatto che i phone centers si siano trasformati in luoghi di aggregazione / socialita’ li rende indesiderabili, nonostante siano piccole imprese (spessissimo a gestione familiare, stile lumezzane e gardone).

    noi preferiamo fabbricare mine antiuomo.
    triste, ma vero

    ciao!
    carloz

  8. paolo scrive:

    ciao mi chiamo Paolo o un phone center a milano in due anni di apertura o conosciuto tante persone speciali si estracomunitari li o visti piangere al telefono anche ridere o soffrire per un figlio un genitore lontano per o visto cose che la Moratti non si immagina nemmeno o visto uomini che con la loro dignita vivono lavorano in questa Milano che non li vuole. un pensiero a tutti i gestori come me di phone center lottate per i vostri diritti perchè nessulo ve li regala

  9. carl0z scrive:

    ciao paolo,

    grazie per il tuo commento. immagino le mille storie viste, e vissute, via telefonica. migranti che chiamano a casa, mogli, figli, fratelli…

    ma a sindaci e “governatori”, tutti presi dalla loro ipocrita moralita’, poco importano emozioni e distanze.

    loro vogliono braccia per lavorare, bocche chiuse, cervelli vuoti…

    un abbraccio,
    carloz

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