Gru. Gru. Gru. Gru.

novembre 15, 2010

A 35 metri nel cielo.
Persone belle, lavoratori.
Non disperati.
Arun, Rachid, Jimi, Sajad.

Sono lì su per tutti.
Lì sopra a quella giallissima gru.

Vogliono “essere nella lista”.
Un pezzo di carta per loro significa vita.
(Dodici mesi, di vita regolare.)

Vogliono solo poter continuare.
A saldare, a badare, a spazzare.
A tornire, a pulire, a imbiancare.

Portategli acqua, un libro, del pane.
Portategli un fiore, la radio, un maglione.

Mandategli un bacio, un abbraccio, un disegno.
Mandategli un semplice segno d’amore.

Su quella gru, nella pioggia, nel vento, ci sono quattro persone speciali.
Splendidi uomini, da accarezzare.

 

 


Brescia. Immagini da sotto la gru. Sabato 13 Novembre

novembre 14, 2010

Non sono scatti miei. Sono de Il Corriere. Dicono qualcosa, sulla situazione a Brescia, ieri, sotto la gru. E sulla capacità della Brescia solidale di rispondere alla violenza con la bellezza e la creatività.

calci a manifestante a terra - brescia

brescia - cuore sotto la gru


Antropologia spiccia

luglio 15, 2007

alla fermata del bus

 

Nuovo lavoro, da una 20ina di gg. E niente aggiornamenti. Come quando fuori piove langue. Segnalazioni soffre a poche settimane dal via. Non c’ho tempo, non c’ho tempo, non c’ho tempo.

 

Rompo la latenza con questa fotina – fermata del bus, Brescia Nord.

The times they are (a) changing…


Phone center: il TAR sospende l’ordinanza di chiusura

marzo 10, 2007

Phone Centers 1 – Comune di Brescia 0.

Il TAR di Brescia sospende l’ordinanza che intimava la chiusura di 9 phone centers, recependo, in anticipo, la nuova legge regionale lombarda sui Phone Center (operativa dal 22 Marzo prossimo).

Il TAR avanza dubbi di costituzionalità. Gli avvocati difensori esultano: “E’ un trionfo”. Durerà?

Contributo audio, da Radio Onda d’Urto:


I Phone Centers sono quei posti dove si puo’ andare per fare chiamate internazionali a prezzi vantaggiosi.

Gli immigrati (o i “migranti” come vengono chiamati a sinistra, o i “migratori” – nella splendida definizione di Erri de Luca, o i “negher”, come li chiama la Lega Nord, …) usano per chiamare a casa, nel loro paese d’origine.

Sono esercizi pubblici. Hanno delle cabine telefoniche dove si chiama in Africa, o in Asia, a 10 o 15 centesimi di euro al minuto. Funzionano con lo stesso principio delle carte telefoniche internazionali – con 5 euro chiamo in Brasile per 2 ore. Se fai una telefonata internazionale diretta ti costa fino a 3 euro al minuto.

Insomma sono dei locali pubblici che offrono un servizio – qualcuno fa anche navigare in internet, e/o mandare fax. Ma si chiamano phone center appunto perchè ti fanno telefonare. Una volta c’erano anche i posti pubblici della Telecom (ce n’è uno che sta marcendo proprio qui in centro, dietro casa, in Via Moretto). Sono spariti – e stanno sparendo anche le cabine telefoniche per strada. (Ormai abbiamo 1.42 cellulari a testa, in media)

I phone center sono tanti, a Brescia – circa 120 -, per un paio di motivi. Il primo direi è che ci sono molti immigrati, a Brescia. Molti non italiani che vivono, e lavorano, qui. Questo lo vedono anche i + miopi. Tipo il 10% della popolazione. E fino al 50% in certi quartieri, tipo il Carmine.

Il secondo motivo probabilmente è che come ogni essere umano lontano dagli amici e spesso anche dalla famiglia il migratore cerca un mezzo per comunicare con “i suoi”. Telefona: se avesse i soldi e la tecnologia farebbe come “i + avanti” tra noi, quando andiamo in Sardegna e la mamma resta a casa: ci videotelefoniamo…

Uhm. Molti immigrati. Noi li vogliamo qui per lavorare. E poi sparire, no? Nascondersi in casa (che gli affittiamo a prezzi da strozzini). Fingere di non esistere. E invece no. Questi escono. Stanno per strada (probabilmente anche per il fatto di condividere dei bilocali in otto…)

Creano, inventano, luoghi di socialità. Alcuni – come molti di noi – “si fanno una birra”. A molti di noi non piace. Anche perchè se 8 bresciani su 10 fanno lavoro – casa – tv – cinema alla oz il fine settimana questi cavolo di neri, marroni, gialli, immigrati stando sempre in strada fanno sembrare la città – e certe zone tipo San Faustino particolarmente – … un’altra città. Colorata. Multietnica.

Aiuto. Ci stanno rubando il centro. Aiuto! Hanno aperto un altro phone center.

E allora arriva la legge – da parte di una Regione Lombardia al cui vertice c’è un branco di moralisti (e xenofobi). Parla di “ordine pubblico, igiene”. E moralità.

La legge regionale (da questo link si può scaricarla, come file pdf) numero 6 del 3 Marzo 2006, cosa dice?

Che le cabine telefoniche devono avere misure minime di un metro quadrato (quindi es minimo 1metro x 1metro). Quanto sono grandi quelle in dotazione oggi a quasi tutti i phone center? 95 centimetri per lato. FUORI NORMA.
Poi. Devi avere 9 metri quadri di “area d’attesa”. Mah… Poi. I bagni, ovviamente. No alle barriere architettoniche: serve il bagno per i disabili – con relative misure.phone center

Poi. Ordine pubblico: devi schedare tutti quelli che vengono a telefonare. (ehi, sai com’è, le norme antiterrorismo. e poi, quei pakistani hanno sempre delle facce sospette…)

Poi. Moralità. Una serie impressionante di limiti a chi può essere intestatario di una licenza (se ti hanno condannato per una qualsiasi cazzata te lo scordi). Poi. Non puoi in nessun caso offrire altri servizi oltre a far telefonare.

Poi, poi, poi. E soprattutto: la legge ha valenza retroattiva. Non vale, come sarebbe logico, per le nuove aperture. Vale per tutti quelli che sono già aperti. Chi non si adegua, dovrà chiudere.

Mi spiace non poter linkare la puntata di qualche settimana fa del telegiornale multietnico di RTB (RadioTeleBrescia – un progetto interessante). Intervistava un po’ di gestori di phone center, e spiegava la situazione. Molti non hanno i soldi per fare le modifiche, altri hanno in affitto locali che materialmente non le consentono.

E faceva un paragone semplice, semplice. Se facessero una legge uguale sui bar. A Brescia, o altrove. Perchè, ovvio, la legge è un’escamotage. La ricerca di una via legale per arginare un fenomeno che non piace.
La valenza retroattiva della legge è una vergogna. Ripeto: obblighiamo tutti i bar di Brescia, tutti, a rispettare le norme igienicosanitarie di questa legge – e anche quelle sulla moralità.

I gestori dei phone center hanno già protestato, davanti al Consiglio Comunale. Torneranno a farlo.

E noi continuiamo. Con le nostre ipocrisie e il nostro razzismo strisciante. E con le nostre sagre del cioccolato. A 40 euro al sacchetto.


15 Febbraio. San Faustino.

febbraio 15, 2007

Karina, lavora. Anche se oggi a Brescia è festivo. 7.50, il bus. La accompagno alla fermata con la macchinetta fotografica in tasca. Oggi Brescia festeggia il patrono (i patroni, Faustino e Giovita). Con una fiera. 670 bancarelle, per le vie del centro.

Domenica siamo stati al museo nazionale della fotografia, al Carmine. Bell(in)o. (Il sito ufficiale è questo, ma fa un po’ schifo, purtroppo). E ho scoperto sto concorso per foto-amatori. Che fanno da qualche anno (ma io gli anni scorsi mica abitavo qui…)

Insomma – tra venditori che gonfiano palloncini e primi avventori mattinieri – mi son fatto un giretto, mezz’ora, tra via X Giornate, Piazza Rovetta e vicinanze. Un centinaio di scatti. Ne posto qui sotto tre. Perchè la tassa di iscrizione al concorso è di 12 euro e non so se ne valga la pena (non sono poi sto gran fotografo ;-)

(Inserisco le miniature, cliccandoci su dovrebbe aprirsi la web version a 1024 px)

san faustino 2007 01

san faustino 2007 02

san faustino 2007 03

San Faustino. In rete, a parte i siti istituzionali – comune, provincia, et simili – in ogni caso scarni di notizie, si trovano ovviamente pagine amatoriali, tra cui questa qui, in cui sul portalino di racconti di viaggi e vacanze cisonostato.it si trova un racconto (e qualche bella foto) di qualcuno che è venuto a Brescia il 15 febbraio. Alla fiera…


Brescia. Grigio e colore

gennaio 27, 2007

Ieri Dian, senegalese, operaio, nel tempo libero dj (e cuoco) mi ha dato questo volantino qui:

serata dian cafe stevi

Una cena con musica, a la africana, che fanno qui, sotto casa, al bar di Vittorio. Dian non ha un sito (non posso linkarlo). Il bar Stevi non ha un sito (non posso linkarlo). In ogni caso è all’angolo tra Via Cattaneo e Via Gabriele Rosa – Brescia centro.
E’ un’iniziativa minuscola. Il volantino è un pezzettino di carta, disegnato a mano, stampa economica. Eppure è bello: divertente, ironico, colorato, attraente, chiaro. Solare. Comunica. Mi piace

 

Lo metto su. Per controbilanciare una seconda pubblicità. Scontata. Triste. Grigia. Fatta male. Questa:

pubblicita numerica

Non voglio offendere nessuno. (Al massimo fare un po’ di sana – e/o inutile?! – polemica). Questa pubblicità (mi) fa *schifo*.

L’uso della rima ricorda certi versi di aspiranti poeti, di poco talento e “orecchio”. Che li leggi e dici: ma non potevi farla in versi bianchi… Invece no, rime baciate stile: La mia mamma è molto bella / lei mi compra la nutella / quando la voglio mangiare / basta solo domandare.
Che in un testo comico ci stanno. In altri, no. Fanno ridere – ma nel senso sbagliato. (Fanno ridere di te).

Siccome da inizio anno mi arriva il Giornale di Brescia – sei mesi gratis ai novelli sposi – ho modo di guardarmelo un po’. Bene. Numerica è la concessionaria di pubblicità *esclusiva* del Giornale di Brescia. E degli altri media che fanno capo alla Editoriale Bresciana. Giornali, radio, tv, internet, …

La scheda, offerta dall’AItech .
Le stesse cose, più o meno, ribadite dalla stessa Editoriale Bresciana sul (suo) sito di Bresciaonline.

Il maggior gruppo editoriale di Brescia. E la sua concessionaria esclusiva di pubblicità, Numerica. Che non ha un suo sito. E che fa delle pubblicità orribili. Ma davvero. Creatività molto sotto lo zero. Ma anche come grafica: orribili orribili. Prometto di postarne almeno un altro paio, per avvalorare il giudizio.

Per dire come è la vita.


Mal viventi

gennaio 17, 2007

Leggo ilbrescia. è gratis e lo prendo sotto casa. leggo anche il gdb – aka, storicamente, il bugiardino. mi hanno regalato l’abbonamento.

Il brescia

Il giornale di brescia

Ogni giorno, o quasi, i celeri omini forzuti delle ononime dell’ordine si rincorrono e ammanettono e schiaffano dentro qualche pericolossissimo spacciatore, sovente straniero, reo di commerciare alle volte tre alle volte due alle volte mezzo grammo di qualche schifosa polvere. coca. ero. o invece hashish. per i giornali(sti) è uguale. come la birra e la grappa. come lo yogurt e il pecorino. come un gatto e un pigmeo. come io e te. va be’.

Ilbrescia oggi spiegava che – parole di un sensibile e solerte lettore di agenzie, e di veline, ovvero di un giornalista… – un ragazzo di 22 anni è stato arrestato. gli omini blu lo hanno inseguito lui ha gettato due involucri di cellophane gli omini blu lo hanno acciuffato gli omini blu hanno recuperato gli involucri gli omini blu gli omini blu

Lo straniero è stato arrestato e verrà poi espulso.

Il compratore è scappato. il tossico. il drogato. lo schif(id)o.

Ma mi è piaciuto come l’ha definito il giornalista (che purtroppo essendo un taglincollatore di agenzie e veline e non una “firma” non ha diritto a nome e cognome e fondo articolo. nè alle semplici iniziali).

Il secondo mal vivente.


Gdb: prodi, papa, prodi

gennaio 9, 2007

Il giornale di brescia , in gentile abbonamento gratuito, sabato e domenica, befana e domenica, non è arrivato, con la posta. Ieri, lunedì, tre in uno.

(Quindi abbiamo fatto male, forse anche peccato, sospettando il vicino di furti (di) quotidiani nel week-end).

Il che mi ha dato la possibilità di avere tra le dita e sotto gli occhi tre titoli di prima pagina, in sequenza. Prima parola del titolo di sabato. Prodi. Prima parola del titolo di domenica. Il papa. Prima parola del titolo di ieri. Prodi.

Quando si dice fantasia…


Gdb for free

gennaio 5, 2007

Ci hanno regalato (promozione novelli sposi) sei mesi di abbonamento al Giornale di Brescia.
Da ieri.

Non è esattamente il mio quotidiano di riferimento. Ma conto di iniziare a dargli delle sbirciatine. E, chi sa, scrivergli addosso.

(A un certo punto, qualche anno fa, avevo un titolo pronto per una ipotetica serie di saggi, commenti, articoletti. “Nuovi scritti sui polsini”. Bulgakoviano.)


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