Geografia delle comunità on-line

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Una simpatica e interessante mappa delle comunità on-line, originariamente postata su xkcb. (E’ in inglese.) IMHO è fatta bene.

Interessante la “bussola”, che segnala che a nord sono state collocate le communities dei “pratici”, opposte a quelle degli intellettuali, a sud. A ovest ci sono le comunità orientate alla vita reale, a est quelle orientate al web.

online communities map

L’ho scovata via uno dei blog che leggo, la notte… - ma non mi ricordo quale :-/

E’ anche sul blog di fluido, ma non credo di averla vista lì, prima. Va be’, peace…


RSS: howto

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Oggi ho testato - lo volevo fare da un po’ - HoverLightbox. Ci farò un post domani, magari. (Fa parte della mio viaggio tra gli script per gallerie di immagini via css e javascript.)

Stamane ho letto un bel post sul blog di Raffaele Mastrolonardo che parla di RSS.

Raffaele segnala un video howto, che in tre minuti e mezzi spiega a un newbie cos’e’ un (web-based) reader RSS, come e perchè usarlo.

Niente di trendy come il video del professor Welsch sul web2.0 (The Machine is us/ing Us - vedi un mio post/recensione qui).

Comunque un video fatto bene, e utile. Sul sito di Commoncraft segnalano la disponibilità, via DotSUB.com, di una serie di sottotitolature, in varie lingue. Ecco, a quel punto sono andato su DotSUB. Ho creato un account e fatto la sottotitolatura in lingua italiana: ecco qui il video sottotitolato in italiano.

Molto bella e comoda l’interfaccia per sottotitolare.

PS: io uso, sotto Windows, Feedreader, e preferisco in generale le Desktop Applications alle Web Applications, ma questa è un’altra storia…


Net-neutrality: cos’è, e perchè è importante (per tutti)

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Segnalo, con molto piacere, un post del blog di Raffaele Mastrolonado (per inciso, un bravo giornalista). Il post è questo. Introduce, e include, un video preso da youtube.

Argomento: la net-neutrality. Ne parlava anche punto informatico, già la settimana scorsa.

E’ un argomento che negli Stati Uniti è “hot” dallo scorso anno, quando il Congresso si mise a discutere - sotto la pressione di grosse compagnie, del calibro di AT&T, Verizon e Comcast - di una modifica alla normativa statunitense in materia di comunicazioni.

Obiettivo delle multinazionali: privilegiare certi contenuti (i loro). E ai grandi provider di accesso americani piacerebbe poter garantire ai grossi gruppi tv corsie preferenziali. (In Italia, per fare un parallelo: io sono Telecom e faccio un accordo con Mediaset per cui tutti lei mi paga tot e in cambio tutti quelli che si connettono tramite la mia ADSL quando accedono ai siti Mediaset scaricano 10 volte + veloci dai siti rivali, o da quelli di anonimo pincopallino).

Oggi come oggi la rete trasmette dati.

Non discrimina tra questo minuscolo blog e il sito della Fox. Alla Fox, ovvio, non piace. E domani, potrebbe non essere più così. Certi bit potrebbero avere la precedenza. Certi contenuti, non “certificati”, “sospetti”, essere rallentati o bloccati. Ecco perchè si sono mossi in tanti, negli Stati Uniti, lo scorso anno - da Google al cantante Moby - per proteggere la “neutralità della rete”.

Cosa si intende per rete neutrale?

Nelle parole di Tim Berners Lee “il diritto di due utenti che pagano entrambi per avere un accesso di alta qualità alla rete, a poter comunicare tra loro ad alta qualità”. Detto così, sembra qualcosa di astratto. Nella pratica, si traduce in un modo di pensare internet - e di definirla.

La rete trasporta i bit, che noi immettiamo. Per sua natura è aperta, orizzontale. Multipla. Era così ai suoi inizi, internet, e per molti versi lo è ancora oggi. Ma…

Non è esattamente la rete che hanno in mente i grandi gruppi mediatici, le multinazionali multimediali, che producono i contenuti.

L’alleanza tra grandi gruppi mediali (fornitori di contenuti) e grandi internet service providers (fornitori di accesso) immagina - e vuole tradurre in legge, inizialmente, ovvio, negli USA - una rete controllata. Una rete che discrimina. Che privilegia certi contenuti, e per altri limita o impedisce la diffusione.

Una rete che implementa e accompagna i sistemi anticopia (i cosiddetti DRM, Digital Rights Management). Una rete che controlli cosa ascolti, vedi, leggi sul tuo pc. Cosa scrivi, cosa condividi. Una rete che piace anche ad altri colossi - Microsoft in testa.

Le proteste dello scorso anno hanno impedito che il Congresso americano approvasse una legge, magari in modo un po’ rapido e non troppo rumoroso, che gettasse le basi legali per questa rete “a corsie preferenziali”. Ma la discussione continua…

olui che ormai è conosciuto - abbastanza a ragione ;-) - come “il padre del web”, ha parlato proprio oggi negli USA, davanti al Congresso: rimando ancora a Punto Informatico, per leggere cosa ha detto. Argomento, ovviamente: la net neutrality. (Su Google Video si può vedere l’intera audizione).

C’è chi immagina una rete molto più simile a dei canali tv. Sono gli stessi che tollerano la rete odierna, ma non ne apprezzano le dimensioni libere, decentrate, policentriche, diffuse. Sono gli stessi che gridano alto contro i mille pericoli che derivano dalla libertà.internet freedom

We, the media. A loro non piace proprio. E non si arrenderanno facilmente. Una volta è il terrorismo, una volta la pornografia, un’altra la tutela dei minori, un altra la tutela dei diritti degli autori. E ogni volta, una nuova restrizione. Perchè quello che vogliono, è una “democrazia” senza partecipazione.

Una “democrazia” fatta di consumatori obbedienti.
Obesi di veline e di illusioni. Mansueti, impauriti. Dipendenti.

Risorse:


Joost. E altre quotidianità

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Ho un invito (token) per fare da betatester a Joost. Chi interessato mi lasci la sua mail.

[you can skip this]

Oggi è un giorno strano - misto di cose che non vogliono andare per il verso giusto e di piccole ma deliziose sorprese. E di mal di testa :-/

Ho passato il pomeriggio a sbatter la faccia contro la carousel.js, una delle librerie di cnet che sfrutta mootools. Serve a fare questo. Vorrei capire cosa sto sbagliando…) A domani, carousel!

Ho ricevuto un paio di telefonate di ringraziamento (un regalo ricevuto, un lavoro trovato) e una mail (per un suggerimento dato) che hanno pareggiato i conti.

Ho fatto un giro su technocrati. Questo bloggettino, nato un mese fa come “angolo catartico” [ovvero: scrivere mi fa bene, su qualsiasi supporto, di qualsiasi argomento. E non lo stavo facendo da mesi], mi sta appassionando. E quindi lo voglio curare. Fare le cose bene.

Technocrati è sicuramente uno strumento utile e intelligente per connettere il mio minuscolo blog al resto della blogosfera.

Mi sono registrato un paio di settimane fa. E settimana scorsa su Digg. Voglio crescere. Crescere. Fare soldi. Avere successo. (?!?)

Sperimentando. Sto scoprendo il potere dei tag. L’altro giorno ho scritto un post sul tizio che metteva dei filmatini hard
della moglie (ripresa, pare, di nascosto) su video.libero. Una cosa passata al tg5. Il nick del tale era spiaremiamoglie. Beh, ho associato al mio post il tag “spiaremiamoglie”. E in tre giorni quasi 2000 persone sono venute a leggersi il post.

(Qui si potrebbe aprire una parentesi su cosa cerchiamo in rete, ma la rimando a un post successivo).

Insomma questo era un bloggettino da nulla, iniziato da poco, che non avevo ancora segnalato agli amici, che non includo nella firma delle mail… e mi ci vengono su mille persone al giorno. Ai ripari! Ai ripari!

[/end skippable part]

joost logoIdiozie a parte. Continuerò a scriverci di javascript e Ajax e webdesign e altre cose che mi appassionano. Di web2.0, di politica internazionale, di cinema, di attivismo, di informatica opensource, di letteratura, di Brasile.
Ah, e di Joost.

Il post partiva da quello. Ero su technocrati, appunto, mezz’ora fa. Tra le parole + cercate oggi c’è appunto Joost.

Al che mi sono ricordato che, come suppongo agli altri betatester, Joost un paio di giorni fa mi ha dato due token, per invitare due persone a beta-testare anche loro la televisione peer to peer. Ho già scritto, sinteticamente, di Joost.

È un’applicativo carino e con molto futuro, anche se con dei limiti, al momento, sia per i contenuti che per altro.

E… siccome i tre anni in Brasile su una spiaggia semi-deserta mi hanno rasato via il 90% dei contatti che avevo, qui.

E, siccome tra gli amici del Circolab nessuno ha dimostrato interesse a provare Joost… se qualcuno ha letto fin qui e vuole provare la joost television, può lasciarmi la sua mail. (Nota: al momento non esiste un client Linux. Solo Win e Mac. Servono un pc decentemente potente e una connessione adsl.)

Martedì 6 manderò gli inviti.


Mootools: sto arrivando…

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Un paio di mesi fa ho deciso: ci sarà Ajax, nel mio futuro. (”There’ll be AJAX in my future”)

Nel mio presente c’era l’html (ma non l’xhtml), un po’ di css (ma non troppi), un po’ di php (le basi), poco altro. E voglia. E, un minimo di predisposizione.

Ho dato i primi morsi. XHTML. DOM. Una figata, il DOM. Javascript. Di cui avevo un’idea non molto dettagliata e sostanzialmente sbagliata (credevo che fosse da evitare, per il possibile, per il carico lato client, e che servisse per lo più a produrre effettini di contorno luccicanti e poco utili).

I primi esempi, semplici semplici, di implementazione di Ajax (tramite questo tutorial di html.it).

Una deriva, semilaterale, sull’XML. Qualche miglioramento con il PHP.

E Javascript. Esperimenti con gallerie di immagini. Confronti (thickbox, lightbox, smoothgallery). Fare girare le librerie. Metterci gli occhi su, in attesa di capire come metterci le mani. Le prime, minime, personalizzazioni (customization).

Mootools. mootools logo Ieri era la quarta o quinta volta che ci finivo, sul sito.

Un ambiente di sviluppo (framework) object-oriented in/per javascript. Finivo sul sito perchè nelle mie mezze giornate dedicate al webdesign (complementari allo studio, alla teoria) capitavo su siti belli belli che scoprivo usavano mootools.

Puoi fare delle cose meravigliose con mootools. Non pesanti. Altamente compatibili. Largamente accessibili. Siii… (”this is what i want, this is what i need”)

Dalle prime visite al sito ho capito che ero un novellino a cui poteva dare/dire poco: solo inglese, documentazione non abbondante e molto tecnica. (Where do you want to go, my little Carl0z?)

E però non mi ero scoraggiato, anche perchè mi piaceva, e piace, molto, che a capo del team di sviluppo ci sia un italiano, Valerio Proietti. Che lavora per la web agency romana mad4milk. E… evviva!

Avevo scaricato le librerie. Hanno riposato qualche settimana sull’hard disk.

Ho fatto il mio primo sitarello usando ajax, nel frattempo. Per ora è su localhost, ma solo per un altro paio di giorni (content editing).

Quindi, ieri sono passato all’attacco (all’assaggio). Anche perchè ho scoperto che al tutorial, finalmente, è stata aggiunta una beginners guide. Con tanto di esempio base di utilizzo. Sufficientemente chiaro e alla portata di quelli come me.

Mootools… i’m coming!


Zoro. Anche lui è 2.0!

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Non guardo molta tv. Ma si parlava di televisione, a cena. Di come i gggiovani e i consumatori + interessanti si cibino ormai quasi solo di satellite e rete, e della parallela deriva (ulteriore!) della tv generalista, via etere.

Andrea mi dice di cercare Zoro, in rete. Che fai dei riassunti esilaranti del Grande Fratello su youtube. Fatto. Colpito.

Zoro mi piace. Zoro è molto due punto zero.

L’ideatore del personaggio è tale Diego Bianchi, che ha un blog su excite e pubblica i suoi video-riassunti del GF su youtube.

I video di Zoro sono: divertenti, molto, e informativi. Se uno vuol sapere cosa è successo in una settimana dentro la casa del Grande Fratello, e soprtattutto in tre o quattro ore di diretta su Canale 5, tramite Zoro ha un riassunto che mi sembra del tutto, sinceramente, giornalistico.

I video sono del tipico “user generated content”, (in italiano: dei “contenuti generati dagli utenti”). Uno dei fondamenti del web 2.0, secondo i vari guru. (Flickr, youtube, myspace, del.icio.us etc sono tutte piattaforme dove i contenuti sono prodotti, prima, condivisi, poi, segnalati/recensiti/… dagli utenti).

In questo senso la copertina del Time con l’uomo dell’anno era dedicata a chi si collega in rete, e “produce senso”.

Meglio, i contenuti di Zoro sono user REgenerated content. Zoro mixa le immagini della tv con le video-riprese dei suoi commenti, e ci aggiunge sequenze cinematografiche d’archivio, siparietti teatrali autoprodotti e spudoratamente amatoriali.

La tecnologia alle masse, no? Significa questo (e significa anche le riprese con i video-fonini dei bulli a scuola, e tre macchinette digitali ogni quattro persone in platea ai convegni di Forza Italia, e mille altre cose). Significa che i mezzi sono alla portata di tutti, o quasi (almeno alle nostre latitudini). Per cui la differenza la fa la creatività…

(Quelli di Rekombinant - un po’ snob, imho, ma assai intelligenti… - lo dicevano già quattro cinque anni fa. “We don’t need communication. We need creation”.)

E con la sua cretività Diego ci regala delle sovrimpressioni stile tv in cui scorrono i(potetici) messaggi sms. Che aggiungono altro grasso alle risate.

zoro

Insomma, paradossalmente, ma come si è già visto e si continuerà a vedere… - il GF investe milioni e stufa, è palloso, scontato perfino per i suoi aficionados.

Perde audience (il che ovviamente per un programma tv che costa un sacco di soldi è molto ma molto più grave che per un blog, o per un video autoprodotto!).

(Io non ne capisco molto di tv, ma immagino che per quelli che producono un programma che inizia a perdere audience deve essere qualcosa tipo per un uomo svegliarsi la mattina e vedere che stai perdendo un sacco di capelli… Rischi di andare in panico). Zoro invece diverte. Costa quattro lire e fa successo.

Ma Zoro è 2.0 per almeno un paio di altri motivi.

Diego seguiva già negli anni scorsi il GF, ed è stato pure tra il pubblico “fuori dalla casa”, con il conduttore che gli chiedeva chi sperava che (non) venisse escluso. Le riprese, con intelligente auto-ironia, sono nei tube-video dello stesso Zoro. Insomma Diego si è re-inventato.

Non so cosa diavolo ci facesse a Cinecittà nè che edizione del GF fosse - dal suo blog mi pare di vedere che sono anni che si occupa di sta roba. (C’è un Tafazzi in ognuno di noi?)

Insomma, Diego è un po’ come la Fiat Bravo. Molto 2.0.

Ma ancora, estremamente più 2.0 è il fatto che Diego lavori per Excite (che per quanto mi riguarda è uno dei mille portali che ci sono in giro… non molto 2.0 :-D - anche se vedo sul sito che fa parte di un gruppo abbastanza vasto e multinazionale) e lo si veda esplicitamente all’inizio dei tube-video: c’è la schermata con la pubblicità del portale.

Dubito che la mossa faccia parte di una strategia coordinata di marketing di Excite Italia - ipotesi affascinante, ma difficile da accreditare. Marketing virale.
Di sicuro i video di Zoro valgono quanto, o più, di mezza pagina su Repubblica.

Io, carloz, vedo il video e penso “il tizio è in gamba”. Ed è evidente che il tizio usa Excite. Equazione: tizi in gamba usano Excite. Che è ovviamente la stessa logica del “la modella x usa D&G, anche io voglio essere fica come la modella X, vado a comprare i jeans D&G”. Con delle differenze (tra cui il fatto che Zoro abbia per me, carloz, una credibilità, da spendersi, che la maggior parte dei marchi, e delle istituzioni, non hanno).

Esempio simile: le iene,trasmissione di italia1, pubblica sul sito un sacco di video. E usa la piattaforma di libero.it. Facendogli un sacco di pubblicità (qui ovviamente c’è in ballo un qualche tipo di accordo commerciale, però, suppongo).

Ovviamente la rete, le dinamiche di rete, i social network (e i data-mining collegati) sono tra le nuove frontiere della pubblicità.

Inciso finale: la pubblicità così - schermata iniziale - mi sembra efficace e poco fastidiosa (2 su 10 di fastidio).

W Zoro. 5 minuti a settimana continuerò a dedicarglieli volentieri.


Web 2.0: The Machine is us/ing us

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C’è un bel video, su youtube, che cerca di spiegare il cosiddetto web 2.0. Il video è questo.
Il video è bello: stile quando gli americani fanno le cose bene. Ovvero è chiaro, pragmatico. (Le cose americane fatte bene, spesso, si conformano alla massima KISS - Keep It Simple, Stupid).

In cinque minuti, e in modo piacevole, racconta l’evoluzione dal testo cartaceo a quello digitale, dall’HTML all’XML, dai primi siti web a quelli di oggi.

Non va preso come una verità rivelata, ma è sicuramente utile, specie per esemplificare le cose a chi ne sa/capisce di meno, di nuove tecnologie.

E’ bello vedere che è uno dei video + popolari su youtube.

Lo ha ideato, e messo on-line, il professor Micheal Wesch, nell’ambito di un progetto di Etnografia Digitale dell’Università del Kansas.

Il video mi è piaciuto, ci ho curiosato intorno.

Viene segnalato, in questo bell’articolo (in inglese), di Inside Higher Ed, come “esempio vincente” di video virale (la sua popolarità è iniziata con un passaparola via e-mail tra colleghi di Wesch).

Ho letto una trascrizione del video. Ho pensato di tradurla in italiano. Dopo venti righe, ho scoperto che esisteva già una traduzione italiana.

Meglio: dopo la trascrizione inglese del danese Justaddwater.dk, Claude Amansi (della svizzera italiana, mi pare di capire) ha usato la piattaforma di mojiti per “sottotitolare” il video su web.

Mojiti semplicemente recupera i video streammati da altre piattaforme, come youtube, e permette agli utenti di fare annotazioni, stile fumetti o sottotitoli.

E’ un servizio tipicamente web 2.0, direi. Di mash-up (stile mojiti, ma anche last.fm, yahoo pipes, etc etc) mi propongo di scriverne, poi.

Insomma ho scoperto che Claude aveva usato la trascrizione inglese per commentare il video, e poi l’aveva anche tradotta in italiano. In modo direi discreto.
Io sono uno (stronzo?) perfezionista.

Ho ripreso la sua sottotitolatura, e le ho dato delle aggiustatine - sia come lessico che come time-code.

Ecco il risultato (questo video lo inserirei volentieri, ma wordpress non ha - per ora - un plugin per gestire oggetti video di mojiti.com):

mojiti.com/kan/2024/4125


Slideshare: presentazioni online condivise (anche in WordPress?)

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Leggo che la Shake, mitica casa editrice di Milano, ha aperto un’ hacker corner (comunicato ufficiale).

Me lo segnalano i Cialtroni nello Spazio, che oggi ne parleranno, possibilmente, nella loro spazio di approfondimento (informatica libera, libertà, diritti e nuove tecnologie) su Radio Onda d’Urto.

Lo segnala anche ZeusNews. Leggo l’articolo e finisco a curiosare su Idearium. Conosco, un poco, SecondLife - dove vivacchia il mio avatar Micheal Mariani. Idearium, on-line dal 2001, pare, non lo/a conoscevo. Tratta di realtà virtuali, e di user interfaces. (Interessante, così al volo, un set fotografico che hanno fatto di SecondLife e postato su Flickr).

Mi piace, mi strapiace, uno slideshow, (una presentazione stile powerpoint, per intenderci), immagino usata nell’incontro su 2ndLife e che Idearium anteprimizza sul sito. Si legge che è un servizio offerto da SlideShare.

logo slideshare

 

A sto punto mi prendo cinque minuti e vado a curiosare sul sito di SlideShare.net. Che convince, direi. Anche se non sono un grande produttore di slides ;-) e di fatto non ho neppure un set pronto da usare per testare il servizio (ma ne preparerò uno nei prox giorni)…

SlideShare l’ho cercato con Google. E tra i 10 primi risultati mi spunta fuori wordpress-it.it, che non mi ricordavo di conoscere (anche se poi inserendolo nei miei bookmarks scopro che l’avevo già segnato, un mese fa…)… Su wordpress-it.it si parla di un plugin per WordPress per inserire gli oggetti SlideShare: ecco il (laconico) post. Che rimanda al sito dell’autore del plugin, Mikroslave.net. Traducendo dal tedesco, si tratta di un hack che Peter ha operato partendo dal plugin per inserire (embed) gli oggetti video di YouTube nei blog wordpress powered. Beh, io mi scarico lo .zip e me lo testo su localhost. Domani.


Last.fm: sharing musicale stile web 2.0

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[C'è anche una premessa, ma l'ho spinta sotto per alleggerire il post x tutti coloro a cui, comprensibilmente, non gliene fotte nulla delle mie vicende personali]

last_fm logo

Last.fm. Gia’ dal claim si capisce che mirano in alto: “the social music revolution”. Mica male. E il servizio direi che è proprio carino, per quanto ne posso dire dopo pochi giorni di utilizzo.
Last.fm diciamo così prende nota della musica che ascolti sul pc, con il tuo player audio (winamp, itunes, etc)… Ti fa un profilo personale (il mio al momento è questo) e ti dice: che musica hai ascoltato di recente, quali gruppi/artisti hai ascoltato di +, etc. Inoltre, e veniamo al lato social, in base ai tuoi gusti musicali, ti segnala quali sono i tuoi “vicini” - ovvero chi ascolta musica tupo la tua. Ovviamente, se hai degli amici /conoscenti tuoi che usano il servizio puoi includerli tra i tuoi friends. Altro tool: i brani musicali hanno dei tag (”alternative”, “rock”, “brasil”, …). A partire da questi tag il server ti offre una specie di radio, o meglio una selezione musicale in streaming, che sei tu a impostare e personalizzare. I brani che ascolti, sia con il tuo player sia attraverso lo stream, sono usati per aggiornare il tuo profilo. E per ogni brano puoi dire che lo ami, o segnalarlo a un amico, o scegliere di bannare il gruppo/artista dalle tue playlist.

Mica male, mica male…

Volevo scrivere anche di zooomr.com, sharing fotografico stile flickr, ma lo faccio magari domani.

Ultima nota su last.fm. L’ho scoperto cercando in un motore il nick di un amico mio. Presente sul web in altri contesti, e in molte liste. Eppure il suo profilo su last.fm veniva prima. Evidentemente (lo stesso sembra valere per wordpress) alcuni servizi hanno dei rank molto alti. E’ un amico in gamba. Ho pensato che se lo usava lui era qualcosa di valido…

Morale (stupidissima, ma alle 15:43:46 va così): cercavo un amico, ho trovato un tesoro.

Premessa: ho passato gli anni dal 2003 al 2006 quasi interamente in un paesino di pescatori, in Brasile. (A 200 metri da questa pensione qui, la Pousada Tremembè).

Internet significava 15 kilometri, fino al negozio di informatica di Icapuì. Connessione dial-up, computer non molto potenti su cui non puoi installare nulla, e mille altre limitazioni. Insomma: usavo la webmail.

In questi tre anni la rete ha continuato a evolvere…

Per cui a Novembre 2006, rientrato qui a Brescia… è stato quasi uno shock. Ricordo i primi blog che vedevo con i video (di youtube) embedded. Pensavo: diavolo! Adesso mi sembra una roba banale.
Ho scaricato una desktop application, un feed aggregator, che pensavo che forse non avrei usato mai. Due mesi dopo: un centinaio di feed, di cui venti che leggo sempre. Il web che mi interessa mi arriva tutto lì (che differenza, no? Mi arriva spinto fino al desk, non sono io che navigo…).

Insomma, mi sta ancora apparendo tutto un po’ nuovo e un po’ straordinario. Tocco, scarico, sperimento. Mi aggiorno.

Nel 1997 mi ricordo studiavamo integrazione, miniaturizzazione, multimedialità, interattività come principi cardine dei new media. In astratto, x lo +. Ma chi scriveva quei libri, e qualche nostro professore, “aveva una visione”.

Quella che vorrei io oggi, per mettere in campo una bella killer application da qualche milione di dollari, e tra cinque anni ritornarmene ai tropici. Meglio: viaggare. Girare il mondo. Io e il mio tesoro (Karina).


Javascript: gallerie di immagini (ed effetti speciali)

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Ok, c’è lightbox. Di cui ho scritto, e che ho testato. E che mi è piaciuta. Si basa sulle librerie js Prototype (come ambiente di sviluppo, framework) e Sciptaculous (libreria di effetti, con la quale sono stati realizzati siti imho veramente belli).

Ma c’è anche thickbox. Consigliata, e usata, da Davide Salerno - tra gli altri. Fa + o - le stesse cose di lightbox, ma sembra essere decisamente più leggera. Si basa su Jquery (a cui ho intenzione di dedicare attenzioni speciali, soon, essendo che mi sembra molto molto interessante - anche per un “bocia” come /me).

(Il fatto che thickbox possa essere una alternativa valida e + leggera a lightbox è confermato anche da un post sul blog di html.it. Post di diversi mesi fa - tipo di quando io ero in Brasile e organizzavo il matrimonio…)

E però, c’è pure smoothgallery. La segnala il (bel) blog bulletz. Smoothgallery si basa, terza opzione in tutti i sensi, su mootols, altro framework javascript che promette meraviglie 2.0.
Dettaglio sicuramente interessante, mootools è un progetto italiano, dietro cui c’è Valerio Proietti e la romana mad4milk.

Nella sezione javascript di html.it c’è un’articolo, di una decina di giorni fa, che spiega, in italiano, come implementare smoothgallery: questo.

A sua volta la mad4milk mette a disposizione una libreria di effetti, la moo.fx, che andremo + avanti a vedere cosa fa nello specifico, e che si può usare appoggiandosi sui mootools ma anche, volendo, su prototype.

Che dire? Chapeau!

[Aggiornamento]

Le tre librerie messe a confronto: www.circolab.net/~carloz/sito/gallerie_js.php.

Gallerie multiple con thickbox: www.circolab.net/~carloz/sito/projects/photos/galleries.php