In Ut Il

settembre 21, 2008

Sono su Facebook (da poco), su Twitter, su Orkut, su LinkedIn, e in un certo tot di altri social networks + o – noti.

Ma poi non ho assolutamente tempo di curarli aggiornarli gustarli farci cose

BAH

E’ che poi c’ho pure un caz di sens di colp tip calvinista o quelle cose lì, ovvero se sottraggo 5 minuti al lavoro o alla famiglia o alla cena per aggiornare twitter mi sento pure male

BAH

Almeno adesso (prima, 2 minuti fa) sono riuscito a mini-integrare wp, facebook, twitter e linkedin.

Il primo passo di una strada che non va da nessuna parte :-O


Niftycorners: angoli arrotondati con css e javascript

marzo 6, 2007

Niftycorners. Adesso li uso anch’io. Vedi il mio esempio di utilizzo qui.

Cosa sono i nifty corners.

Si tratta di una tecnica – una delle moltissime a disposizione – per arrotondare gli angoli degli elementi (i div) che compongono le nostre simpatiche paginette html. Senza usare immagini.

L’autore dei nifty corners è Alessandro Fulciniti. Lui scrive per html.it ed è lì che si può leggere l’articolo in cui introduce e spiega i nifty corners.

Questo è l’articolo (e c’è anche una versione inglese).

Nell’articolo – non sto parlando di qualcosa di nuovissimo, è del Marzo 2006 – si prende in considerazione la terza versione dei nifty corners, ribattezzata nifty cube, che è anche quella che ho usato io. (Dall’articolo citato si può procedere a ritroso e andare a vedere versione uno e due).

logo nifty corners

Nifty cube, quindi. Tecnicamente: un file css e uno script javascript. Facile da implementare. Leggero e molto elegante.

Nell’articolo di Alessandro si fanno anche degli esempi, molto pratici e convincenti, e (quasi) pronti all’uso.


E io bloggo.

febbraio 22, 2007

Esce finalmente Windows Vista. E io bloggo.

I Pacs si trasformano in Dico. E io bloggo.

I sostenitori del creazionismo litigano con i fan di Darwin. E io bloggo.

Continua la settima edizione de Il Grande Fratello. E io bloggo.

Bush fissa a 645 miliardi di dollari le spese militari per il 2008 (erano 304 nel 2000). E io… bloggo.

Riparte il calcio italiano dopo una settimana di stop. Nuove norme, e qualche tornello. (?!). Io bloggo.

Dai videofonini di studenti nuove scene di bullismo in internet… e la tv dà la colpa alle nuove tecnologie. Ma io bloggo.

Ottantamila (o duecentomila?) in piazza a Vicenza per dire no alla nuova base USA. E io bloggo.

64 morti sul treno dell’amicizia India Pakistan. E io bloggo.

Con uno scivolone sulla politica estera al Senato, cade il governo Prodi. E io bloggo.

[to be continued]



Web 2.0: The Machine is us/ing us

febbraio 17, 2007

C’è un bel video, su youtube, che cerca di spiegare il cosiddetto web 2.0. Il video è questo.
Il video è bello: stile quando gli americani fanno le cose bene. Ovvero è chiaro, pragmatico. (Le cose americane fatte bene, spesso, si conformano alla massima KISS – Keep It Simple, Stupid).

In cinque minuti, e in modo piacevole, racconta l’evoluzione dal testo cartaceo a quello digitale, dall’HTML all’XML, dai primi siti web a quelli di oggi.

Non va preso come una verità rivelata, ma è sicuramente utile, specie per esemplificare le cose a chi ne sa/capisce di meno, di nuove tecnologie.

E’ bello vedere che è uno dei video + popolari su youtube.

Lo ha ideato, e messo on-line, il professor Micheal Wesch, nell’ambito di un progetto di Etnografia Digitale dell’Università del Kansas.

Il video mi è piaciuto, ci ho curiosato intorno.

Viene segnalato, in questo bell’articolo (in inglese), di Inside Higher Ed, come “esempio vincente” di video virale (la sua popolarità è iniziata con un passaparola via e-mail tra colleghi di Wesch).

Ho letto una trascrizione del video. Ho pensato di tradurla in italiano. Dopo venti righe, ho scoperto che esisteva già una traduzione italiana.

Meglio: dopo la trascrizione inglese del danese Justaddwater.dk, Claude Amansi (della svizzera italiana, mi pare di capire) ha usato la piattaforma di mojiti per “sottotitolare” il video su web.

Mojiti semplicemente recupera i video streammati da altre piattaforme, come youtube, e permette agli utenti di fare annotazioni, stile fumetti o sottotitoli.

E’ un servizio tipicamente web 2.0, direi. Di mash-up (stile mojiti, ma anche last.fm, yahoo pipes, etc etc) mi propongo di scriverne, poi.

Insomma ho scoperto che Claude aveva usato la trascrizione inglese per commentare il video, e poi l’aveva anche tradotta in italiano. In modo direi discreto.
Io sono uno (stronzo?) perfezionista.

Ho ripreso la sua sottotitolatura, e le ho dato delle aggiustatine – sia come lessico che come time-code.

Ecco il risultato (questo video lo inserirei volentieri, ma wordpress non ha – per ora – un plugin per gestire oggetti video di mojiti.com):

mojiti.com/kan/2024/4125


Javascript: gallerie di immagini (ed effetti speciali)

febbraio 8, 2007

Ok, c’è lightbox. Di cui ho scritto, e che ho testato. E che mi è piaciuta. Si basa sulle librerie js Prototype (come ambiente di sviluppo, framework) e Sciptaculous (libreria di effetti, con la quale sono stati realizzati siti imho veramente belli).

Ma c’è anche thickbox. Consigliata, e usata, da Davide Salerno – tra gli altri. Fa + o – le stesse cose di lightbox, ma sembra essere decisamente più leggera. Si basa su Jquery (a cui ho intenzione di dedicare attenzioni speciali, soon, essendo che mi sembra molto molto interessante – anche per un “bocia” come /me).

(Il fatto che thickbox possa essere una alternativa valida e + leggera a lightbox è confermato anche da un post sul blog di html.it. Post di diversi mesi fa – tipo di quando io ero in Brasile e organizzavo il matrimonio…)

E però, c’è pure smoothgallery. La segnala il (bel) blog bulletz. Smoothgallery si basa, terza opzione in tutti i sensi, su mootols, altro framework javascript che promette meraviglie 2.0.
Dettaglio sicuramente interessante, mootools è un progetto italiano, dietro cui c’è Valerio Proietti e la romana mad4milk.

Nella sezione javascript di html.it c’è un’articolo, di una decina di giorni fa, che spiega, in italiano, come implementare smoothgallery: questo.

A sua volta la mad4milk mette a disposizione una libreria di effetti, la moo.fx, che andremo + avanti a vedere cosa fa nello specifico, e che si può usare appoggiandosi sui mootools ma anche, volendo, su prototype.

Che dire? Chapeau!

[Aggiornamento]

Le tre librerie messe a confronto: www.circolab.net/~carloz/sito/gallerie_js.php.

Gallerie multiple con thickbox: www.circolab.net/~carloz/sito/projects/photos/galleries.php


Due libri. “Networking, la rete come arte” e “Monocromatica”

febbraio 1, 2007

Sono due bei libri, non ho dubbio. Ho appena iniziato a sfogliarli. Due libri di persone che un po’ conosco – ma non molto. Libri la cui genesi non ho seguito, ma che adesso segnalo. Sono in libreria. Ma sono anche scaricabili liberamente dalla rete.

Networking

Il primo, “Networking, la rete come arte“, scritto da Tiziana Bazzichellli, fondatrice e anima della maling list su attivismo artistico e net-art AHA, è un saggio. Parla di rete e arte – di arte in rete, e di rete come forma d’arte. L’esperienza italiana è al centro della scena. Rimando al sito ufficiale per ogni dettaglio.

Il secondo, scritto da due attivisti milanesi, che assieme si firmano blackswift, è un romanzo. Giallo. Meglio: noir. Esce in libreria pubblicato da Colorado Noir e distribuito da Mondadori. Dopo un percorso di crescita, in rete, dove una prima edizione era già stata pubblicata un anno fa (con il nome Rapsodia Monocromatica), approda, in questa seconda versione, anche sulla carta. Il sito di riferimento per il libro è questo e io voglio copiacciare qui sotto il suo incipit:

 

Monocromatica

“Piazzale Loreto.

 

La parola di Milano è grigio.
Il cielo è una distesa non uniforme: dal pallore del cielo quasi bianco verso via Costa, in direzione nord-nordest, fino al grigio scuro delle nubi cariche di pioggia che evaporerà o si trasformerà in pasta grigiastra prima di toccare il suolo nella zona centrale, in lontananza verso sud.

 

Il piazzale è teatro di un costante carosello di macchine, clacson, insulti, infrazioni.
Doveva essere un luogo più divertente cinquanta o sessanta anni fa, quando al posto delle macchine c’era una ressa di persone che finalmente si gettava alle spalle vent’anni di merda e violenza.”


Liberi abbracci (Free hugs)

febbraio 1, 2007

Ok. Se non sei una delle 9,863,671 persone (fino a questo momento), che ha visto questo video, su youtube, forse questo è il tuo momento. Tema: abbracci. A sconosciuti.

Il tutto parte dall’idea di un giovane australiano, Juan Mann, che tornando in patria dopo anni di lavoro all’estero… percepisce la propria solitudine. Nessuno ad abbracciarlo all’arrivo, in aeroporto. Voleva qualcuno che lo salutasse, gli facesse un sorriso, lo stingesse a sè. Ha deciso di scrivere un cartello “FREE HUGS” – ovvero abbracci gratis, abbracci liberi – e si è messo su un marciapiede.

Tutto è cominciato così… Per il resto della storia, si veda il sito ufficiale della campagna, freehugscampaign.org.


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